Videogames

Retrogaming, che passione !!!

Andrea Trimarchi

Breve analisi di un fenomeno destinato ad esplodere

 

Le "nuove leve" del mondo videoludico, ovvero quei fruitori del divertimento elettronico delle ultime generazioni, cresciuti con la Psx montata accanto al televisore o con Pc pompati con schede acceleratrici 3D, troverebbero oggi ridicoli, forse addirittura imbarazzanti, i videogiochi realizzati nei primi 10-15 anni dalla nascita del "nostro" passatempo preferito.

retro1.jpg (12066 byte)Grafica e sonoro modestissimi, concept e gameplay semplici, il tutto racchiuso in pochi bytes contenuti in una cassetta e, poi, su floppy da 5' e 1\4, dicono davvero poco o niente a chi ha conosciuto l'universo videogioco con i vari Tomb Raider, Quake o Resident Evil, o, al più tardi, con l'ultimo periodo Amiga.

Esiste però una frangia, molto estesa, di persone che rigiocano con piacere i vecchi giochi da sala, Super Mario o Frogger come ideali capofila, o software ludici del periodo di gloria degli 8-bit, quando Commodore 64 e Spectrum si contendevano lo scettro di più amato dalla popolazione mondiale.

 

Foto 1. Pong – Se vi ricorda qualcosa, vuol
dire che siete già abbastanza vecchi 

Nessuna megaproduzione, ma solitari (spesso adolescenti) programmatori che scrivevano il codice per "giochini", a volte però davvero geniali e coinvolgenti, chicche di programmazione come, mi sovvengono tra i tanti, e tra i vari generi, Sentinel, Last Ninja, Bombuzal.

retro2.jpg (6275 byte)Una considerazione buttata lì, per far riflettere, potrebbe essere la seguente: i creatori di alcune pietre miliari degli '80 sono oggi i più acclamati game designer: Geoff Crammond (chi ricorda Revs, predecessore dei vari F1GP?), Peter Molineaux (che ha spopolato, per originalità e qualità, con la sua Bullfrog, e che adesso si prepara a stupire ancora con la neonata Lionhead), Sid Meier (Colonization e, poi, Civilization), Richard Garriot, ovvero Lord British (Ultima vi dice niente?), e poi altri "poeti minori", ma giusto di poco, come Will Wright (da Simcity a The Sims) o Roberta Williams (scrittrice di storiche avventure grafiche per la Sierra).Una domanda: sarebbe oggi potuta "esistere" gente come John Carmack (dell'id Software, inventori degli sparatutto in soggettiva copiati un po' da tutti) senza tale retaggio storico? Tale considerazione è per impostare le basi del discorso retrogaming. Intanto, cos'è tale

Foto 2. Chi è questo tizio? Semplicemente
Alexey Pajitnov, il creatore di Tetris…

fenomeno? Negli anni più recenti, grazie anche alla Grande Rete che espande ogni fenomeno e lo rende immediatamente (o mediatamente?) fruibile, grazie anche al diffondersi, di pari passo, di emulatori di vari vecchi computer - discorso vasto che qui non approfondiremo - ben funzionanti sui Pc di casa, a tutti è stata data la possibilità di rigiocare, o di scoprire (con tutti i limiti generazionali di cui si diceva all'inizio) l'archivio immenso di videogiochi prodotti per C64, Spectrum, Amiga, Amstrad, Msx, o anche per le vecchie console, come l'Intellivision, il Colecovision, Nes, Sega Megadrive, e tutta la serie di computer che non citiamo per non annoiare. Il piacere e la voglia di "retrogiocare" hanno diverse componenti.

La prima, sulla quale spesso di dibatte nella posta delle "storiche" riviste del settore, è definibile, anzi è stata definita, con la parola nostalgia - che poi qui rappresenta un misto di sentimenti e ricordi ancora più vasto -. Va da sé che ogni individuo ricorda con piacere i giochi, i profumi, i colori e tutte le sensazioni della giovane età, o comunque delle epoche precedenti a quella in cui vive al momento.

E, per chi ad esempio nel 1985 aveva 10-12 anni e passava i pomeriggi davanti al fidato 64 di casa Commodore, sono quelli i bei ricordi, come spesso accade amplificati ed edulcorati dal tempo, della nostalgia. Il retrogaming ha un'altra importante componente, rappresentando indubbiamente una sorta di "come eravamo" videoludico. Innegabile, infatti, è il fatto che i videogames hanno contribuito, quasi da soli, a quella capillare diffusione degli home computer che ha oggi raggiunto il proprio culmine.

Consideriamo ancora, in questo breve excursus, che il videogioco è, oggi ma già da qualche tempo, fenomeno mediatico di massa, similmente a quanto avvenuto per la televisione, per il cinema, per la musica. Lara Croft, ad esempio: personaggio protagonista dei quattro famosissimi episodi di Tomb Raider, arrivata addirittura sulla copertina del Times, ha dei meriti indubbi tali da giustificare tale notorietà, oppure è stata piuttosto uno dei (primi?) pretesti con cui la comunità videogiocatrice ha potuto esplicare con forza al mondo la propria esistenza, per molti anni bistrattata e guardata con sospetto? Il retrogaming, insomma, ha anche valenza storica: rivedere oggi, non solo i singoli giochi, ma tutto l'insieme di un certo periodo, embrionale e poi sempre più maturo, del videogioco, fa parte di quello che può ufficialmente rappresentare, al pari di quanto avviene per altre categorie, lo studio di un fenomeno di costume imponente, oltre che un'enorme fetta dell'economia mondiale, su cui da tempo tante multinazionali hanno messo le loro mani.

retro3.jpg (14396 byte)Che si parli di passione, quindi, di riscoperta, o di una sorta di studio di un aspetto della società moderna, si capisce come andare a giocare con i vecchi, amati videogiochi, rappresenta, per tutte quelle categorie umane che siano in qualche modo legate ai computer (e chi non lo è, ormai?), un'esperienza imprescindibile per capire appieno, e per apprezzare ancora più che ieri, i videogiochi odierni. Ed è importante, concludendo, che il fenomeno retrogaming, che di certo è destinato a espandersi, sia stato avviato proprio in questo periodo storico: perché un domani, ripensando ai primi giochi giocati, si tornerà con la

Foto 3. Zak McKracken, una delle più belle avventure grafiche della LucasArts
(all’epoca Lucas Film), una delle più belle avventure di sempre (versione C=64).

 

mente, ad esempio, ad un Quake III Arena o ad un ISS Evolution, e senza il lavoro di oggi il rischio sarebbe quello di perdere la prima, e più importante, parte della storia videoludica. Quello che per noi oggi è passato, insomma, domani sarebbe preistoria, e in quanto tale, nella memoria, perderebbe molte delle sue basilari sfumature. Sarebbe un po', mi si passi la metafora un po' forzata, come parlare dell'umanità partendo dall'anno 100 d.C.



 

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