Copertina del gioco Doom3  
  Doom3  
 

DATA RECENSIONE: 17/10/2004  
AUTORE: Redazione

 
 
  Doom3  
  Benvenuti nel futuro! (guardando il passato)  
   
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  L'attesa che circondava questo titolo aveva raggiunto livelli altissimi, sia per il tempo trascorso dall'episodio 2 (4 anni), sia per un'abile campagna di marketing che si era arricchita anche dell'aspetto "giallo" per il furto di codice denunciato dalla id la primavera del 2004.

Signori, ecco a voi "the king", ovvero il re degli sparatutto in soggettiva, il titolo che ha rivoluzionato il gaming arricchendolo di aspetti che hanno segnato un'epoca.

Arrivato al terzo episodio,cosa potrà mai avere un videogame per essere considerato il numero uno?

All'avvio si nota subito una caratteristica che pervaderà il gioco per tutta la sua durata: le atmosfere sono decisamente dark, al limite del claustrofobico; ci si cala immediatamente nell'atmosfera inquietante della base su Marte; la UAC è diventata davvero potente e noi siamo solo un marine aitante e muscoloso... basterà?

Proprio l'inizio è in decisa controtendenza: all'inizio, e per un bel po', non spareremo neanche un colpo, e ci dovremo ambientare nella base esplorando le varie ambientazioni, passando per il bar con tanto di videogioco (con la chicca della testa del protagonista di Doom I), giusto per trascorrere un po' il tempo prima di partire per il nostro viaggio...


Una base eccezionale (ma chi ha spento la luce?)

Appena entrati nella base avvertiremo un'atmosfera inquietante, non tanto perchè siamo su Marte, ma perchè si avverte da subito che qualcosa di terribile sta per accadere...

Tutto è freddo, e questa sensazione di disagio è destinata inesorabilmente a tramutarsi in terrore, quando ci ritroveremo (inevitabilmente!) soli, al buio e con la sensazione abbastanza precisa che qualcuno (o qualcosa) voglia deliziosamente farci la pelle.

Da allora il nostro marine si ritroverà ad affrontare zombie, e mostri della peggiore specie.

Tecnicamente il gioco lascia senza fiato: rendering perfetto, cura maniacale dei dettagli (non avevamo mai visto nulla di simile), una serie di effetti visivi che lasciano stupefatti  e che riconfermano Doom come il punto di riferimento per i prossimi giochi sparatutto; tubature fumanti, computer operativi, scintille, grate, porte, tutto è realizzato con un grado di realismo finora mai visto.

La base è simile a quelle dei film di fantascienza di Lucas; le creature aliene richiamano alla mente i romanzi di Philip K. Dick (Blade-runner, Total Recall) e ovviamente rimandano ai loro "nonni" apparsi in Doom I e Doom II e fanno capire i passi da gigante che ha compiuto il genere.

Il futuro... o il passato?

Doom 3 tecnicamente è il futuro (ve lo confermeranno le decine di titoli che utilizzeranno in seguito il suo stupendo engine grafico), ma dal punto di vista ludico rappresenta il passato: è un gioco decisamente convenzionale, forse addirittura "vecchio", ma questo probabilmente è addirittura voluto.
I giocatori che giocano a Doom, per nulla al mondo rinuncerebbero ai richiami al passato; per questo motivo nel gioco potremo ad esempio trovare la cara e vecchia motosega, e gli imp, pur con i loro inevitabili restyling e lifting, sicuramente hanno qualche somiglianza con i loro progenitori....

Il sistema di videomessaggi ed email, pur tecnicamente ineccepibili, non ci hanno convinto; alcuni messaggi sono totalmente inutili, mentre altri sono invece indispensabili;
in questo modo siamo giocoforza costretti a leggere una miriade di informazioni, di fatto perdendo un sacco di tempo.
Alcune incongruenze sono degne di nota; ad esempio, non vi pare strano inviare un marine del 22th secolo senza visore notturno (e senza elmetto), e con armi sofisticate ma senza amplificatore di visione?


L'assenza pressoché totale di musica durante il gioco amplifica il senso di alienazione e fa scorrere l'adrenalina. Le arme sono davvero ben realizzate, con un numero esiguo di colpi da lasciarci spesso in balia delle "creature" senza proiettili... immaginate come andrà a finire?

Il gioco è perfetto, con livelli ben concepiti, la giusta dose di sorprese e con un grado di realismo che sicuramente non mancherà di creare polemiche (ci sarà l'immancabile politico o il solito sociologo di turno che tuonerà contro il videogame...), che ovviamente non va giocato dai bambini (anche se mi sa che si divertirebbero un sacco...) ma da un pubblico adulto in grado di distinguere un mostro vero da un gioco di pixel, un politico da un affarista (mi sa che ho toppato il paragone...)

Il gioco si snoda con una discreta fluidità con colpi di scena e il tradizionale "livello infernale" concepito per darci ancora una spremuta di surreni in un'ultima "pompata" di adrenalina...

Forse l'unica vera pecca del gioco è che tutto è perfettino; in mezzo a tutto questo rigore quello che viene schiacciata è l'effetto sorpresa nel plot del gioco, che risulta piatto proprio sotto questo aspetto. In alcuni tratti il gioco ci ha anche annoiato tanto era scontato; altre imperfezioni sono le armi che non fanno il "rumore" adeguato e non "sputano fuoco" quando sparano, ma è sufficiente chiudere un'occhio su questi aspetti che il gioco si rivela per quello che è: un capolavoro!

Noi ci schieriamo comunque tra gli entusiasti di questo titolo: Carmack avrà anche la faccia da adolescente cresciuto (1970!), ma indubbiamente la sa lunga, e con questo titolo potrà andare ad aumentare il suo parco di Ferrari (di cui si favoleggia) e dormire sogni tranquilli: il migliore videogioco sparatutto è ancora una sua creatura.

 
   

 

 
 

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Giocabilità: 94% - Dannatamente alta, nella pura tradizione Doom, interattività con gli oggetti scarsa.

Originalità: 80% - La storia non è nulla di nuovo...

Grafica: 98% - La migliore rappresentazione di una base spaziale mai vista prima

Sonoro: 90% - Sonoro eccellente, se si escludono le armi un poco troppo soft

Totale: 94% - Signori, il re è tornato!

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Il parere dei nostri lettori
Numero di voti: 22
Votazione: 92.7 %
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