| L'attesa che
circondava questo titolo aveva raggiunto livelli altissimi, sia per
il tempo trascorso dall'episodio 2 (4 anni), sia per un'abile
campagna di marketing che si era arricchita anche dell'aspetto
"giallo" per il furto di codice denunciato dalla id la
primavera del 2004. Signori, ecco a voi "the king", ovvero il re degli sparatutto in
soggettiva, il titolo che ha rivoluzionato il gaming arricchendolo
di aspetti che hanno segnato un'epoca.
Arrivato al terzo episodio,cosa potrà mai avere un videogame per
essere considerato il numero uno?
All'avvio si nota subito una caratteristica che pervaderà il
gioco per tutta la sua durata: le atmosfere sono decisamente dark,
al limite del claustrofobico; ci si cala immediatamente
nell'atmosfera inquietante della base su Marte; la UAC è diventata
davvero potente e noi siamo solo un marine aitante e muscoloso...
basterà?
Proprio l'inizio è in decisa controtendenza: all'inizio, e per un
bel po', non spareremo neanche un colpo, e ci dovremo ambientare
nella base esplorando le varie ambientazioni, passando per il bar
con tanto di videogioco (con la chicca della testa del protagonista
di Doom I), giusto per trascorrere un po' il tempo prima di partire
per il nostro viaggio...
Una base eccezionale (ma chi ha spento la luce?)
Appena entrati
nella base avvertiremo un'atmosfera inquietante, non tanto perchè
siamo su Marte, ma perchè si avverte da subito che qualcosa di
terribile sta per accadere... Tutto è freddo, e questa sensazione
di disagio è destinata inesorabilmente a tramutarsi in terrore,
quando ci ritroveremo (inevitabilmente!) soli, al buio e con la
sensazione abbastanza precisa che qualcuno (o qualcosa) voglia
deliziosamente farci la pelle. Da allora il nostro marine si
ritroverà ad affrontare zombie, e mostri della peggiore specie.
Tecnicamente il gioco lascia senza fiato: rendering perfetto, cura
maniacale dei dettagli (non avevamo mai visto nulla di simile), una serie di effetti visivi che lasciano stupefatti e che
riconfermano Doom come il punto di riferimento per i prossimi giochi
sparatutto; tubature fumanti, computer operativi, scintille,
grate, porte, tutto è realizzato con un grado di realismo finora mai visto. La base è simile a quelle dei film di
fantascienza di Lucas; le creature aliene richiamano alla mente i romanzi
di Philip K. Dick (Blade-runner, Total
Recall) e ovviamente rimandano ai loro "nonni" apparsi in Doom I e
Doom II e fanno capire i passi da gigante che ha compiuto il genere.
Il futuro... o il passato?
Doom 3 tecnicamente è il futuro (ve lo confermeranno le decine di
titoli che utilizzeranno in seguito il suo stupendo engine grafico),
ma dal punto di vista ludico rappresenta il passato: è un gioco
decisamente convenzionale, forse addirittura "vecchio", ma questo
probabilmente è addirittura voluto.
I
giocatori che giocano a Doom, per nulla al mondo rinuncerebbero ai
richiami al passato; per questo motivo nel gioco potremo ad esempio
trovare la cara e vecchia motosega, e gli imp, pur con i loro
inevitabili restyling e lifting, sicuramente hanno qualche
somiglianza con i loro progenitori.... Il sistema di videomessaggi
ed email, pur tecnicamente ineccepibili, non ci hanno convinto;
alcuni messaggi sono totalmente inutili, mentre altri sono invece
indispensabili;
in questo modo siamo giocoforza costretti a leggere una miriade di
informazioni, di fatto perdendo un sacco di tempo.
Alcune incongruenze sono degne di nota; ad esempio, non vi pare
strano inviare un marine del 22th secolo senza visore notturno (e
senza elmetto), e con armi sofisticate ma senza amplificatore di
visione?
L'assenza pressoché totale di musica durante il gioco amplifica il
senso di alienazione e fa scorrere l'adrenalina. Le arme sono
davvero ben realizzate, con un numero esiguo di colpi da lasciarci
spesso in balia delle "creature" senza proiettili... immaginate come
andrà a finire?
Il gioco è perfetto, con livelli ben concepiti, la
giusta dose di sorprese e con un grado di realismo che sicuramente
non mancherà di creare polemiche (ci sarà l'immancabile politico o
il solito sociologo di turno che tuonerà contro il videogame...),
che ovviamente non va giocato dai bambini (anche se mi sa che si
divertirebbero un sacco...) ma da un pubblico adulto in grado di
distinguere un mostro vero da un gioco di pixel, un politico da un
affarista (mi sa che ho toppato il paragone...) Il gioco si snoda
con una discreta fluidità con colpi di scena e il tradizionale "livello
infernale" concepito per darci ancora una spremuta di surreni
in
un'ultima "pompata" di adrenalina... Forse l'unica vera pecca del gioco è che
tutto è perfettino; in mezzo a tutto questo rigore quello che viene
schiacciata è l'effetto sorpresa nel plot del gioco, che risulta
piatto proprio sotto questo aspetto. In alcuni tratti il gioco ci ha
anche annoiato tanto era scontato; altre imperfezioni sono le armi
che non fanno il "rumore" adeguato e non "sputano fuoco" quando
sparano, ma è sufficiente chiudere un'occhio su questi aspetti che il gioco si rivela per quello che è:
un capolavoro! Noi ci schieriamo comunque tra gli entusiasti di
questo titolo: Carmack avrà anche la faccia da adolescente
cresciuto (1970!), ma indubbiamente la sa lunga, e con questo titolo potrà andare ad aumentare il suo
parco di Ferrari (di cui si favoleggia) e dormire sogni tranquilli:
il migliore videogioco sparatutto è ancora una sua creatura.
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